A/RES/47/193
5 Marzo 2009
Design della memoria
24 Aprile 2009


Ultima conversazione del ciclo “autori in vetrina: cercatori di tracce” curato da Stefania Scaradozzi con Simona Zauli per OZIO il nuovo centro Libreria Mondadori, in Corso della Repubblica, 19 a Forlì.
La conversazione del primo ciclo “Terra | Verde, responsabilità” sarà tra Aldo Colonetti e Denis Santachiara, martedì 5 maggio alle ore 18.30.
“Come scriveva il grande epistemologo inglese, Thomas Kuhn, “conoscere” significa, “riconoscere” cose, immagini e pensieri che già parzialmente possediamo, senza esserne totalmente consapevoli: “cose che non possono essere dette facilmente in un determinato linguaggio, sono cose che coloro i quali lo utilizzano, non si aspettano di dover dire”.
Ovviamente non è una riflessione che ripropone l’annosa questione del rapporto tra le idee e le cose, tra l’idealismo e l’empirismo. Non siamo così ingenui, il tema è molto più complesso, quando si parla di memoria e di progetto.
È proprio vero che quando progettiamo il “nuovo”, evitiamo di parlare, di citare o utilizzare il “vecchio”, ovvero ciò che la memoria ci consente di riconoscere come parte della nostra precedente esperienza?
Noi crediamo che gli oggetti disegnati e progettati, soprattutto quelli che sono facilmente riconoscibili, al di là del successo, da parte degli interpreti, abbiano sempre qualcosa che provoca una sorta di “riconoscibilità”; ovvero il nuovo transita all’interno di forme, linguaggi e rappresentazioni che già fanno parte del nostro sistema di orientamento, sia sul piano estetico sia su quello semantico. È un tema di discussione, è un argomento aperto, ma parafrasando la citazione di Kuhn, se il progetto è un sistema di linguaggi, è chiaro che esso sarà in grado di parlare del “nuovo”, solo nel caso che, pur parzialmente, il passato rappresenti la base sulla quale costruire il futuro. In sostanza è come se dicessimo che la verità delle cose è fondata sulla verità dei contesti, intesi come il tempo e lo spazio delle storie individuali e collettive” . Aldo Colonetti
Aldo Colonetti Filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura.
Dal 1998 è Direttore Scientifico del Gruppo IED (Milano, Torino, Roma, Venezia, Madrid, Barcellona, San Paolo);’ vicepresidente della Fondazione Francesco Morelli – Istituto Europeo di Design.
Dal 1991 è direttore di “Ottagono”; è vicepresidente di Editrice Compositori.
Autori di saggi, curatore di mostre ed iniziative culturali, in Italia e all’estero.
E’ consulente, per quanto riguarda il design e l’architettura, della Direzione Culturale del Ministero degli Esteri.
Nel 2001 ha ricevuto, da Sua Maestà Britannica, Elisabetta II, il titolo di “Member of British Empire”, per meriti culturali.
Dal marzo 2009 fa parte del Consiglio Nazionale del Design, sotto l’egida dei Ministeri dei Beni Culturali, degli Esteri e delle Attività Produttive.
Denis Santachiara Designer anomalo e outsider nel panoramainternazionale, inizia con opere tra arte e design esposte in varie manifestazioni tra cui: Biennale di Venezia 1980 ,”Tutte le arti tendono alla Performances”’Palazzo dei diamanti Ferrara 1982 ,Documenta 8′ Kassel – Triennale di Milano 1982/84/86 /96 /2001/2004- Quadriennale di Roma 1998. Mostre personali -Curatore -Allestimenti tra cui : personali al Museo Des’Art di Lione e al Vitra Museum. “La Neomerce, il design dell’invenzione e dell’estasi artificiale” 1984, Ttriennale di Milano, Centro Pompidou di Parigi , mostra manifesto e riferimento internazionale per un neodesign “Performativo , tecnopoetico e ironico”.”I segni dell’Habitat” – Grand Palais, Parigi 1987 – Berlaghe Museum, Amsterdam 1988 – Tokyo, 1989 nel 1997 ha allestito la mostra “the New Persona”, curata da (Germano Celant, )Firenze e nell’aprile 2000. “Stanze e Segreti”, Rotonda della Besana, Milano, (curata da Achille Bonito Oliva. ” Water Design “
2003 e Open Living 2004 nell’ambito di Design Week ,Tokyo .
Progetti d’interni e esterni tra cui : alla Certosa di Avignone, per il Ministero della Cultura Francese Arredi per la piazza di Toyama ,Giappone, L’Art Hotel a Dresda; vince il concorso internazionale ZIP per la città di Saarbrucken Germania,Banca Generali per una catena di banche telematiche. Centro promozione Emilia Romagna a Shangai, Biennale architettura di Pechino
Ha collaborato e collabora con aziende italiane e straniere per il design e la ricerca di nuovi prodotti e nuove iniziative tra cui: SniaViscosa, Centrostile Fiat, Progetto Cultura Montedison, B&B Ministero della Cultura Francese, Luceplan ,Artemide, Swatch, Mandarina Duck, Rosenthal, Panasonic, Domodinamica, Vitra, Campeggi, Superga, Bang-Olufsen, Banca Generali,
De Padova, Chrysler/Benz, Foscarini, Marutomy, Baleri Italia, La Murrina, Serralunga, Koizumy, Erreti,Bonaldo, Magis, Zerodisegno, Post Design, Polsit, Naos,Fontana Arte ,Isedit.
Premi e publicazioni tra cui :Nel 2002 la casa editrice “Abitare Segesta” edita un libro sulla sua attività con testo di Virginio Briatore per la collana prontuario. Compasso d’oro 1986,Nel 1999premiato con il Good Design Award dal Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design e nell’aprile 2000 premiato in due sezioni con il Design World
Attività accademica Ha tenuto e tiene corsi e Seminari in diverse università
e istituzioni tra cui: ISIA di Firenze ,Rietveld scool di Rotterdam,Royal college di Londra ,Les ateliers di Parigi.Escuela de diseno di Barcellona,seminario università di Tokyo ,Università di Gerusalemme ,Accademia delle arti di Sanpietroburgo,Accademia di Brera e Politecnico di Milano ,Corsi di Master alla Domus Accademy,Istituto europeo di design, FMI a Washington
,Cambridge university Boston,Universitad Mayor di Santiago del Cile , Università di venezia IUAV, Creative Accademy a Milano. Universitad Veritas in Costa Rica .
Progettare per sottrazione
8 Febbraio 2009
“un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo, con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da voi progettato”.
Partendo da questa frase di Achille Castiglioni si vuole capire insieme a Gaddo Morpurgo e Marco Zito il significato che assume, le caratteristiche che devono avere gli oggetti d’uso in contesti come “il resto del mondo”. Ma anche se il “resto del mondo” è poi oggi così distante dal nostro mondo e quali sono i confini che lo segnano. La conversazione vuole toccare argomenti e vuole porre domande fortemente contemporanee: il progettare sottraendo è oggi forse una esigenza più che etica, economica? La produzione di oggetti mediatizzati ha ancora un senso e soprattutto un mercato? I prodotti devono essere concepiti per adeguarsi alle culture locali dei paesi dell’ Other 90% ai gusti e alle loro condizioni socio-economiche ma questo vale anche per quelle stesse comunità che vivono nelle nostre città-mondo, multiculturali.
Gli esperti di tecnologia, di ingegneria e i migliori designer al mondo sono tutti soliti operare in condizioni di abbondanza. Creano senza la minima carenza di materiali, fondi, risorse, carburante o energia. Se dobbiamo progettare prodotti e sistemi in condizioni di massime ristrettezze, disponendo di risorse ridotte all’osso, economizzando le risorse naturali e razionandone il consumo, quale altro luogo migliore per trovare delle risposte che presso coloro che già vivono in queste condizioni?
Autori in vetrina \ librerie emotive
8 Febbraio 2009
“in un vortice di polvere / gli altri vedevan siccità / a me ricordava la gonna di Jenny / in un ballo di tanti anni fa”. questi versi di Fabrizio de Andrè siano di introduzione e ispirazione alle serate che chiameremo ‘Librerie Emotive’.
Librerie emotive, un progetto di Gianluigi Ricuperati per Ozio
un percorso-conversazione nella memoria di un autore, e la memoria di un autore è sempre dove gli altri non ricordano, o non riescono a vedere in quel momento, o hanno smesso di vedere e ricordare; l’allestimento di una libreria è sempre un gesto emotivo tanto quanto è razionale, così abbiamo deciso di invitare alcuni scrittori, designer, autori nel senso piu ampio possibile, e proporci un frammento, una sezione, della libreria idiosincratica, personale, precisa e indiscutibile che ha formato lo sguardo.
Le librerie emotive sono uno sguardo, una conversazione, un allestimento reale e uno spunto per raccontare e farsi raccontare le storie e le idee di alcuni tra i più significativi protagonisti del fare contemporaneo, culturale e civile, progettuale e visionario.
Luca Doninelli, con l’aiuto di Gianluigi Ricuperati, metterà in scena la rappresentazione di uno sguardo letterario che cresce, si perde e si ritrova attraverso le storie e gli stili che l’hanno forgiato.
Mangiare secondo Kyoto
8 Febbraio 2009
Parte “autori in vetrina: cercatori di tracce”, il ciclo di conversazioni di OZIO, il nuovo centro, in Corso della Repubblica 19, a Forlì nato con l’intento di creare uno spazio in cui cultura e tempo libero si identifichino l’una nell’altro. Ogni ciclo sarà associato a un colore che riconduce a un elemento naturale, incipit di tutti gli appuntamenti. Le conversazioni, che non avranno né con-fine, né confini definiti a priori, non saranno solo con il pubblico, ma anche tra autori stessi, dove la definizione di autori s’intende nella sua accezione più ampia di produttori di pensiero e di senso.
A inaugurare il calendario del primo ciclo “Terra | Verde, responsabilità” sarà Stefano Masini, giovedì 22 gennaio alle ore 18.30, con la conversazione “Mangiare secondo Kyoto”.
Stefano Masini prenderà spunto dall’operazione “km zero” con cui Coldiretti Veneto vuole convincere mense, chef e grande distribuzione a proporre ai consumatori preferibilmente prodotti stagionali del territorio.
Ozio, autori in vetrina
8 Febbraio 2009
Dimora di un sodalizio fra pensiero e immaginario. Si struttura come luogo in cui convergono energie, specificità, cifre artistiche, progetti e curiosità espressione del fluire del tempo a sostegno di nuovi percorsi, anche personali. Si propone come un luogo che sostiene le attitudini.
Ozio è uno spazio di documentazione e presentazione. Vuole diventare un punto di riferimento per studenti, architetti, designer e chiunque voglia approfondire le tematiche della “cultura del progetto”, del senso delle cose.
Cicli di conversazioni Autori in vetrina un progetto di SSSZ stefania scaradozzi | simona zauli
Conversazioni non solo con il pubblico ma tra autori stessi e ancora autori non solo in senso bibliofilo ma autori di pensiero, di quei pensieri che ci permettono di tentare di dare forma a quel domani che è già oggi.
Ogni ciclo ha un colore denotazione di un elemento naturale così che entrambi riconducono ad un tema incipit della conversazione.
Primo ciclo, verde. Verde, Terra, Responsabilità. Conversazioni che avranno come punto di inizio la Terra e quello che oramai possiamo definire il “progetto della responsabilità”, il paesaggio, l’etica del progettare e quindi il “progettare per sottrazione”, la consapevolezza dell’importanza del ri-uso e della riconversione per la salvaguardia dei luoghi, il progetto nel resto del mondo, il progetto per il resto del mondo. Il Verde-Terra e il Terzo Paesaggio, il pensare una urbanizzazione Verde, il Bosco Verticale.
Autori in vetrina: cercatori di tracce.Un progetto di SSSZ stefania scaradozzi | simona zauli
o l’indagine del senso e la sua frequentazione. La pratica della ricerca chiama a un’indagine specifica e rigorosa quando è desiderio e necessità.
Uno scavo che si tramuta in segno attraverso la definizione di un linguaggio che si forma prima della parola. Un sodalizio nel tempo e nello spazio. Visione: se questo è un luogo è un esercizio in progressione.
“…il mondo di oggi è un mondo di passaggio e di circolazione in cui i nuovi edifici non producono identità e spazi di vita stanziale ma luoghi di rapido consumo: i non- luoghi. Il senso di estraneità si è rovesciato. I non-luoghi della surmodernità sono i luoghi del troppo pieno. Spazi dell’eccesso della ridondanza dove si muovono milioni di persone. Pieni di giorno, tornano vuoti di notte. Vuoto e pieno si affiancano nelle nostre città. Ebbene lo sguardo si dirige nella ricerca della sospensione. Nella percezione dell’incertezza oltre i confini tracciati dagli edifici e dai passaggi. Un intercapedine fra il vuoto e il pieno. Una ri-costruzione come idea di identità. Abitare un luogo superando il suo passaggio…” (Crolli, Marco Belpoliti; ed.Einaudi).
“Noi abbiamo tutto perduto quello che non abbiamo avuto. Ma l’avremmo perduto anche se l’avessimo avuto.” (Pilade, P.P.Pasolini)
Autori in vetrina\ librerie emotive Un progetto di Gianluigi Ricuperati
Un autore o autrice di qualsiasi genere affrontano un dialogo portando alcuni esemplari di libri dalla propria libreria e sistemandoli in un ordine che produce senso, perchè il modo in cui i libri vengono sistemati è parte integrante del dialogo continuo che intrattengono con il lettore: le librerie sono arredamento intellettuale ed emotivo, oltre che elementi che modificano e determinano lo spazio. Architetti, scrittori, musicisti, designer allestiscono per Ozio una parte della propria libreria e raccontano e si raccontano attraverso i libri.
L’arte di “hackerare” le cose Ikea.
13 Aprile 2008
Ce l’ha il vicino, ce l’ha il dentista e pure la nonna. Lo si è visto in casa di amici e anche al caffè bohémien che ha appena aperto. Stiamo parlando del tavolino di Ikea modello Lack. Per continuare ad avere un piano di appoggio utile ma per differenziarsi dalla massa, che lo predilige bianco, nasce in rete un blog dove apprendere trucchi e segreti per “hackerare” il proprio Lack. E non solo. Ikea hacker propone immagini raccolte in tutto il mondo che mostrano come personalizzare i propri mobili “made in sweden”, dalle lampade ai divani, aggiungendo divertenti decori o ricorrendo a tagli ed inserti. Ad oggi il blog ha ricevuto quasi quattordici mila visite e anche nel 2007, come è ormai tradizione da quando la copywriter malese Mei Mei Yap ha inaugurato la moda del mobile di massa riveduto e corretto, gli utenti hanno premiato la migliore modifica dell’anno. Ha vinto il porta televisore modello Benno che, grazie alla fantasia del tedesco Marcus, si è trasformato in una serra per tartarughe. Togliendo le rotelle e alcuni parti in eccesso e facendo tre buchi per l’areazione ecco che il mobile è diventato un’insolita abitazione per piccoli animali.
Al secondo posto del seguitissimo concorso, sono stati circa mille e cinquecento gli utenti che hanno votato le venti migliori idee arrivate in finale, si è piazzato il lavandino alla moda realizzato da Splatgirl. Utilizzando un piano di appoggio in legno e collegando un lavabo ad una cassettiera da ufficio in ferro, costo totale dei tre oggetti pari a 99 dollari, è nato un lavandino da bagno degno delle migliori riviste di design.
L’ideatrice di Ikeahacker, conosciuta anche con il soprannome di Jules come il suo modello di sedia svedese preferita, ci tiene a ribadire la sua estraneità dal mondo Ikea. Lei è solo la porta voce di tutti quei clienti della catena di mobili svedesi che non si limitano a comprare un divano, montarlo nel proprio salotto e sedersi sopra sudati e soddisfatti del proprio acquisto, per gli Ikea hacker quella scatola di cartone marrone scuro che contiene tanti piccoli pezzi e un libretto delle istruzioni è solo il punto di partenza.
Per dove? Il catalogo è lungo. Visitando le pagine del blog si scopre che l’oggetto più modificato è proprio il tavolinetto Lack. C’è chi ha tolto il piano di appoggio e l’ha sostituito con un vetro sotto al quale mettere in bella mostra foto e conchiglie, chi l’ha rivestito con un tessuto a fiori o con una stampa batik, chi l’ha trasformato in una postazione per bambini con tanto di vano porta lavagnetta e fessura porta pastelli.
Fra le creazioni più originali c’è quella di Zach: a lui si deve il merito della prima chitarra Ikea realizzata interamente con un piano in legno del costo di quindici dollari. “Che vergogna che gli svedesi utilizzino un legno dalle sonorità così perfette per realizzare i loro tavolini” – ha commentato l’inventivo liutaio – è un vero sacrilegio”. A solleticare la fantasia di molti hacker del mobile sono anche le lampade: tre da ufficio modello Tertial diventano nel progetto di Jason un moderno lampadario da soffitto, mentre uno specchio da trucco diventa un oggetto da museo se al posto della superficie riflettente si monta un faro di automobile e perfino una grattugia, se la si riempie con una lampadina, può trasformarsi in un punto luce. Fra i molteplici usi e riusi che i complementi di arredo Ikea possono avere nella mente e nelle mani dei tanti creativi sparsi per il mondo c’è naturalmente anche l’abbigliamento. Tende da doccia che diventano borse, tessuti e tappeti che scendono dalle pareti e salgono dai pavimenti per diventare abitini anni Settanta decorati con paillettes e perline.
Perché questi creativi ce l’hanno così tanto con Ikea da voler distruggere, tagliare e rimontare quello che la patria svedese realizza con tanta fatica? La risposta è facile e viene dalla blogger Mei Mei Yap: “Naturalmente il prezzo. I mobili Ikea sono economici. Se fossero cari nessuno si permetterebbe di farli a pezzi. Inoltre il concetto della ditta svedese si basa già sul bricolage, ognuno si porta a casa la sua scatola da aprire e montare. Noi però andiamo oltre. Adattiamo quegli elementi ai nostri gusti e ai nostri bisogni e così “hackeriamo” un po’ anche il sistema che ci vuole tutti abitanti di case arredate alla stessa maniera”.
via >> Repubblica




La brasiliana Tesa, uno dei più importanti produttori di nastri adesivi del mondo, lancia la propria campagna pubblicitaria tappando la bocca metaforicamente, s’intende a quattro dei più famosi contaballe mondiali.
Sotto ciascuno dei quattro personaggi gli altri sono George W. Bush, Hugo Chavez e José Sòcrates è riportata una perla di saggezza, “Sono il miglior leader politico d’Europa e del mondo” dichiara ad esempio Berlusconi.
Sul nastro censore campeggia l’headline della campagna “The world needs a tape like this”.
La campagna politically uncorrect è stata realizzata dall’agenzia brasiliana Heads Propaganda di Curitiba.
Segnalazione di Manuel Dall’Olio
via >> SDZ
Le guerre del dopoguerra | immagini di Claudio Speranza
2 Aprile 2008
Questa mostra è una raccolta di documenti di umana tragedia. Immagini volutamente in b/n per non esaltare il colore orrendo della guerra. L’ingresso di una macchina da presa nei luoghi dove vive la crudeltà è sempre violento e intrusivo ed il mestiere di testimoniare può essere giustificato ma è sempre faticoso nei ricordi.
Senza l’umano dolore, rimangono realtà virtuali e illusorie”.
Claudio Speranza
La mostra “le guerre del dopoguerra” è stata allestita al Mega di Forlì.
Claudio Speranza è stato per quarantanni il cineoperatore dalle zone di guerra del TG1 RAI.
Nel 2000 ha vinto il premio Ilaria Alpi di giornalismo televisivo.
FotoGrafia – Festival internazionale di Roma
30 Marzo 2008
La forza di un Festival è data dalla sua capacità di indagare e portare alla luce ciò che c’è di nuovo senza dimenticare di metterlo in connessione con la tradizione e con i modelli da cui le innovazioni stesse scaturiscono, per ispirazione o per opposizione.
Ed è quello che fa la settima edizione di FotoGrafia, il festival internazionale di Roma diretto da Marco Delogu, in programma dal 4 aprile al 25 maggio in diverse sedi espositive della capitale. La manifestazione, che quest’anno pone al centro il tema della quotidianità (come spiega bene il sottotitolo “Vedere la normalità. La fotografia racconta il quotidiano”), presenta infatti workshop mostre che affiancano l’esperienza di maestri indiscussi a quello di artisti ormai affermati, fino ai lavori di giovanissimi fotografi, come Paolo Woods, Leonie Purchas e Lucia Nimcova. Tutti e tre questi emergenti sono ospitati a Palazzo delle Esposizioni, che si conferma il cuore della kermesse, sede anche della mostra dedicata da Gabriele Basilico alla città di Roma.
Il fotografo milanese si rifà ai suoi più celebri cicli sui porti della Normandia e su Beirut per indagare senza retorica la città eterna, immortalata non nella sua immagine stereotipica da cartolina, che ne fa una metropoli solare e vivace, ma in chiave “verlaniana” – come dice Valerio Magrelli – grigia e umida, avvolta da una pioggia che ne schiaccia i colori. Il filo conduttore è il Tevere, che appare agli occhi del fotografo come una via di scorrimento ma che tuttavia non sempre compare negli scatti, lasciando spesso spazio a tralicci, ferrovie, piazze, parcheggi e alberi che ne suggeriscono la presenza senza rivelarla esplicitamente. Quasi del tutto assente l’uomo, cancellato dalla potenza della natura e dell’architettura che risultano dominanti.
E “Roma”, semplicemente, è anche il titolo della collettiva che raccoglie gli scatti di 11 artisti dedicati alla capitale italiana, anch’essi in mostra a Palazzo delle Esposizioni: la complessità della metropoli è ben espressa nella diversità di linguaggi, soggetti e inquadrature messi in campo da autori come Raffaella Marinello, David Farrell, Guy Tillim, Graciela Iturbide, Paolo Ventura, Pieter Hugo, Tim Davis, Claudia Jaguaribe, Milton Gendel, Shi Guorui, Hiroyuki Masuyama e Miguel Rio Branco.
Ma torniamo ai giovani: è il tema del vissuto quotidiano a unire i lavori del 38enne olandese Paolo Woods, della trentenne inglese Leonie Purchas e della 31enne slovacca Lucia Nimcova. Quest’ultima, vincitrice del primo Premio internazionale FotoGrafia, presenta a Roma “Unofficial”, uno studio sul sistema comunista ricostruito attraverso la storia della propria città, Humenne, che l’artista indaga utilizzando vecchie foto di famiglia e documenti ufficiali, per poi ritornare sui luoghi con il proprio occhio fotografico. Si concentra invece sulla vita di sua madre “In the shadow of things”, il lavoro dell’inglese Leonie, che da alcuni anni segue dall’interno il vissuto di famiglie qualunque, dalla Provenza a Cuba, da Londra a Roma. Paolo Woods invece si sposta in Africa dove, nel 2007, ha seguito alcuni tra i 500mila cinesi che negli ultimi anni hanno trovato nel grande continente il proprio Eldorado: “Far west cinese” segue il percorso di questi imprenditori – un fenomeno poco conosciuto a causa dei veti del governo di Pechino – lungo le ferrovie del l’Angola, le foreste del Congo e la Nigeria.
Infine, almeno un cenno va fatto ad altre mostre che saranno ospitate al Festival: al Museo di Roma in Trastevere l’israeliana Orit Drori, presenta “Burma”, un viaggio nella tragedia politica della Birmania. Daniele Dainelli ci racconta la sua personale visione della capitale giapponese in “Tokyo in eclisse”, mentre la collettiva “Solo in Italia”, di Francesco Cocco, Lorenzo Cicconi Massi, Dainelli e Massimo Siragusa, racconta quattro diverse stagioni del nostro Paese, ritratto dalle periferie alle comunità etniche, dalle piazze della provincia alle spiagge del Mediterraneo.
E ancora: Riccardo Venturi presenta “Primero Dios!”, reportage dedicato alla comunità di Sant’Egidio, mentre l’israeliano David Pearl racconta la sua vita quotidiana tra Tel Aviv e Parigi.
Autori e sedi vari. Mostre e workshop. Roma, dal 4 aprile al 25 maggio. A cura di Marco Delogu.
Per informazioni: tel. 06/70473525; www.fotografiafestival.it.
>> via ilSole24ore

