



La brasiliana Tesa, uno dei più importanti produttori di nastri adesivi del mondo, lancia la propria campagna pubblicitaria tappando la bocca metaforicamente, s’intende a quattro dei più famosi contaballe mondiali.
Sotto ciascuno dei quattro personaggi gli altri sono George W. Bush, Hugo Chavez e José Sòcrates è riportata una perla di saggezza, “Sono il miglior leader politico d’Europa e del mondo” dichiara ad esempio Berlusconi.
Sul nastro censore campeggia l’headline della campagna “The world needs a tape like this”.
La campagna politically uncorrect è stata realizzata dall’agenzia brasiliana Heads Propaganda di Curitiba.
Segnalazione di Manuel Dall’Olio
via >> SDZ


MoMA March 2–May 12, 2008
The Joan and Preston Robert Tisch Exhibition Gallery, sixth floor
Color Chart celebrates a paradox: the lush beauty that results when contemporary artists assign color decisions to chance, readymade source, or arbitrary system. Midway through the twentieth century, long-held convictions regarding the spiritual truth or scientific validity of particular colors gave way to an excitement about color as a mass-produced and standardized commercial product. The Romantic quest for personal expression instead became Andy Warhol’s “I want to be a machine;” the artistry of mixing pigments was eclipsed by Frank Stella’s “Straight out of the can; it can’t get better than that.” Color Chart is the first major exhibition devoted to this pivotal transformation, featuring work by some forty artists ranging from Ellsworth Kelly and Gerhard Richter to Sherrie Levine and Damien Hirst.
Organized by Ann Temkin, Curator, Department of Painting and Sculpture, The Museum of Modern Art.
The exhibition is supported by Benjamin Moore Paints.
Generous funding is provided by Jerry I. Speyer and Katherine G. Farley and by Glenstone Foundation, Mitchell P. Rales, Founder.
Additional support is provided by Cultural Services, Embassy of France in the United States and by The Contemporary Arts Council of The Museum of Modern Art.
Arte e propaganda | Milton Glaser
26 Marzo 2008
[Il 15 febbraio Milton Glaser ha tenuto il discorso d'apertura alla conferenza Where the Truth Lies: A Symposium on Propaganda Today, organizzato dalla School of Visual Arts di New York. Quello che segue è la trascrizione del suo intervento ad opera dello stesso autore così come pubblicato in Voice: AIGA Journal of Design.
Pubblichiamo la traduzione per gentile concessione di Milton Glaser e dell'Aiga.]
Alcuni anni fa mi trovavo a Fez, in Marocco, con mia moglie, Shirley. Avevamo pagato una guida per condurci attraverso la Medina, la parte antica della città, ove si trovavano 160.000 abitanti e nessun telefono – anche se la nostra guida ci assicurò che chiunque poteva raggiungere un altro abitante dell’area entro due ore grazie al semplice passaparola.Ci siamo fermati momentaneamente dinanzi ad una porta aperta, ad osservare un cortile ove 50 bambini tra i 4 e i 5 anni d’età erano seduti sul pavimento, e leggevano ad alta voce.
“Per quanto tempo questi bambini resteranno a scuola?” Chiesi alla nostra guida.
“Normalmente, per due anni. Dopo questo periodo quasi tutti andranno a lavorare”
“Che cosa studiano?” Chiesi.
“Il Corano.”
“Nient’altro?”
“No.”
I ricordi di quella scena e di quella conversazione mi hanno tormentato per oltre 25 anni. Questi poveri bambini non avrebbero mai potuto interrogarsi circa le proprie credenze nè avrebbero mai potuto comprendere il modo in cui certi valori fossero stati sistematicamente imposti alle loro menti. Ogni cultura ha il proprio metodo per indottrinare i cittadini. Nella nostra cultura, ciò avviene attraverso l’uso della pubblicità, attraverso la televisione, attraverso il sistema scolastico e anche attraverso la modalità con cui vengono riportate le notizie. Poichè un tale sistema d’indottrinamento è particolarmente difficoltoso da identificare, diviene essenziale interrogarsi proprio circa quei valori che maggiormente idolatriamo.
Viviamo nel bel mezzo di un oceano di persuasione, per la maggior parte incessante ed invisibile. Una volta ho descritto l’esperienza provata in prima persona nel preparare un’insalata greca con poche calorie per mia moglie, durante una giornata primaverile passata in campagna. Dopo aver tagliato i pomodori, le cipolle, i peperoni ed i cetrioli, ho trovato in frigorifero un pacchetto di Feta francese, che ho sbriciolato nella ciotola. Ho dato una sbirciata al retro della confezione. Diceva: 70 calorie per porzione. Sotto, a caratteri più piccoli, diceva: numero di porzioni per pacchetto – 7. Avevo appena aggiunto 500 calorie al nostro pranzo leggero.
Come può un cucchiaino di Feta divenire una porzione intera? Tutti i presenti sanno esattamente come avviene. È talmente ovvio che pare quasi inutile parlarne. Ovviamente avrei dovuto consultare meglio il pacchetto prima di versarne il contenuto nell’insalata. Se moltiplicate questo evento per milioni di occasioni, iniziate a capire la costante ed incessante alterazione della realtà a cui siamo sottoposti ogni giorno.
Essendo coinvolto nel business della comunicazione, mi chiedo spesso se io sia un agente della propaganda. L’esempio più ovvio del mio interesse per i meccanismi della persuasione sono i bottoni che ho creato per la rivista The Nation.
Qualche tempo addietro, nel cercare una definizione dello scopo dell’arte, ne ho trovata una che mi piaceva; in effetti mi piaceva a tal punto da usarla come titolo di un film riguardante il mio lavoro. È una definizione del filosofo e poeta romano Orazio, che scrisse: “Lo scopo dell’arte è di informare e deliziare”. Per tutta la vita ho riflettuto sullo scopo dell’arte, e questa frase di Orazio mi ha aiutato a raggiungerne una comprensione. L’arte è un meccanismo di sopravvivenza per la specie umana. Se così non fosse, non sarebbe mai sopravvissuta ai secoli.
Ma come funziona? Come ci influenza? In primo luogo, ci rende attenti riguardo alla realtà della nostra vita. I primi disegni umani, nelle caverne, richiamavano l’attenzione degli osservatori sull’aspetto e sulle caratteristiche di quegli animali da cui dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Sedicimila anni dopo Guernica ci ha resi partecipi di quanto crudele possa essere la morte di un innocente. Picasso e Cezanne ci hanno aiutati a capire che ogni questione può essere osservata da molteplici punti di vista nello stesso istante. Quando vediamo un paesaggio che ci ricorda un dipinto di Cezanne, ci rendiamo conto di quanto Cezanne abbia cambiato la nostra percezione del paesaggio stesso. Picasso e Seurat hanno anticipato e illuminato la scienza del diciannovesimo secolo, dimostrando che un paesaggio è un’aggregazione di frammenti di colore e di spazio. L’arte potrebbe addirittura essere l’unica verità che conosceremo mai.
L’esperienza artistica può essere considerata una forma di meditazione. Nel sopprimere le scorie dell’esistenza quotidiana e l’illusione creata dai nostri desideri, la meditazione ci aiuta ad osservare senza giudizio. In questo modo, ciò che è reale diviene visibile.
Nel ricollegarmi alla definizione di Orazio su quale sia lo scopo dell’arte, essa diceva “per informare e deliziare”, non “per persuadere e deliziare”. L’informazione ci rende più forti. La persuasione al contrario ci deruba dell’abilità di osservare la realtà. La propaganda non può essere definita senza collegarla alla persuasione.
La propaganda non è necessariamente una falsità, ma influisce in egual misura sul nostro sistema neurologico e sul nostro cervello. Debilita la nostra capacità di capire la nostra stessa realtà. Ci rende più infantili e dipendenti. Sostituisce alla nostra percezione un’autorità estranea.
Non tutte le credenze sono create da artifizi culturali. Una grande parte di ciò che crediamo sembra derivare da un codice morale universale, presente in ogni essere umano. I suoi punti principali sono i seguenti:
Non nuocere agli altri.
La giustizia.
Il rispetto per l’autorità
La paura di contaminazioni o celebrazioni della purezza.
Le società ed i sistemi politici enfatizzano le parti di tali costrutto universale che più assecondano le loro necessità. La mia indignazione morale, così come la mia attività anti-amministrazione, potrebbe effettivamente derivare più dal timore rispetto all’autorità che da qualsiasi altra motivazione. Le persone di destra non hanno problemi con l’autorità, ma non possono accettare tematiche quali il matrimonio omosessuale, che riguarda in primo luogo tematiche di contaminazione. Da un altro punto di vista, i miei genitori, tutt’altro che di destra, rimasero orripilati quando dissi loro d’aver mangiato un’ostrica.
La propaganda non solo inibisce il nostro senso della realtà, ma ci porta ad agire costantemente contro il nostro stesso interesse, influendo sulle parti primitive del cervello, intatte da meccanismi logici o consci ma reattive a immagini e simboli.
La storia recente dell’amministrazione Bush dimostra fermamente questo principio. Usando la paura, e ripetizioni a non finire, il governo ha sovvertito la mitologia ed il carattere del popolo americano, portandolo ad accettare una drammatica violazione dei suoi diritti civili, e ancor più gravemente ad approvare l’uso della tortura. Tristemente, il fenomeno è tutt’altro che unico. Anzi, potrebbe quasi essere visto come il filo conduttore della storia umana. L’intersecarsi di paura e persuasione ha creato il mondo come lo conosciamo.
La capacità della mente umana di auto-alterarsi è la fonte della libertà umana. L’informazione espande questa capacità. La persuasione al contrario la limita. Le credenze devono essere difese con leggerezza, poichè spesso la certezza è la peggior nemica della verità. Guardando la questione da un’altra prospettiva, per liberarci dalle grinfie insidiose della propaganda potremmo seguire l’esempio dello scienziato e fisiologo William James, che dichiarava di amare assai più le domande rispetto alle risposte.
[Traduzione dall'inglese di Benjamin Ginsborg]
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Libri | DESIGN INTERVIEWS
25 Marzo 2008
Una serie di ritratti di alcuni fra i più importanti designers storici italiani.
Una collana che nasce dal desiderio di conoscerli da vicino attraverso il racconto in prima persona della loro esperienza e del loro metodo.
Un progetto realizzato dalle Edizioni Corraini in collaborazione con il Museo Alessi per celebrare i maestri del design a 360°.
Ad ogni libro di 48 pagine è associato un dvd di 30 minuti circa: una video intervista realizzata in esclusiva dal Museo Alessi che costituisce una testimonianza unica di riflessioni, esperienze e considerazioni sul fare design.
La sua trascrizione, curata in modo da conservare la spontaneità e l’immediatezza della conversazione, è presentata all’interno del libro insieme alle istantanee più significative del video stesso, a fotografie provenienti dall’Archivio del Museo e a schizzi e studi preparatori dei progetti più vari.
La vita e il lavoro del designer secondo cinque protagonisti e maestri del progettare.
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via>>corraini edizioni
Freedom and Order
25 Marzo 2008

Isia, Urbino, dal 7 all’11 aprile 2008
Freedom and order, l’evento che nel titolo prende spunto dallo stile progettuale dei maestri della grafica olandese, ovvero equilibrio tra rigore e sperimentazione, ne porta, per la prima volta in Italia, quattro insieme: Karel Martens, Armand Mevis, Maureen Mooren, Peter Bilak.
L’Olanda è infatti uno dei Paesi “guida” nell’ambito della grafica e della tipografia grazie ad una diffusa cultura della progettazione visiva, legata anche alla sensibilità della committenza pubblica e i quattro graphic designer invitati dall’Isia (Istituto Superiore Industrie Artistiche) di Urbino, ne sono autorevoli testimoni.
Appartenenti a generazioni diverse, ma accomunati dal riconoscimento internazionale per il proprio lavoro e dall’impegno nella didattica ad alto livello, i quattro progettisti lavoreranno per un’intera settimana con gli studenti che avranno così l’opportunità di entrare in relazione diretta con quanto di meglio e di più innovativo offre la scena mondiale.
Il programma della manifestazione si apre lunedì 7 aprile alle ore 15.30 con una conferenza aperta al pubblico, ad ingresso libero, per continuare fino a venerdì 11 con il workshop Crossover, riservato ai frequentanti il corso di diploma di secondo livello in comunicazione visiva. Il workshop sarà accompagnato da una mostra sui quattro maestri olandesi progettata dagli studenti stessi ed allestita nella nuova aula magna della scuola.
Freedom and order è a cura di Leonardo Sonnoli.
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Un sedicesimo | progetto
23 Marzo 2008
- Un decimetro di che…?
- Ah, va bene, allora mi dia un ettolitro…
- Ma un ettolitro di cosa…?
- Allora mi dia un sedicesimo!
- Ah, quello ce l’ho!
- Grazie.
- Grazie e arrivederci.
Una rivista di diciassette centimetri di larghezza e ventiquattro di altezza.
Ma non è una rivista normale, tanto per cominciare non ha una redazione, non ha un tema e neanche una gabbia grafica.
Ogni numero della rivista verrà affidato ad un autore diverso che avrà il compito di creare un progetto lungo sedici pagine.
Un sedicesimo sarà quindi una rivista sempre diversa, dalla testata al colophon.
Diventerà una sorta di galleria su carta che ogni due mesi propone una mostra differente.
Un sedicesimo inizia con molti autori pronti ai banchi di partenza: Steven Guarnaccia, Moreno Gentili, Martì Guixé, Leonardo Sonnoli, Francesco Dondina, Federico Maggioni,Giulio Iacchetti, Daniel Eatock, Paul Cox, Italo Lupi, Massimo Pitis, Gianluigi Toccafondo, Gianluigi Colin e altri artisti, grafici, illustratori, studenti (perchè no?), scrittori e pure cuochi.
